Tetris racconta una storia unica, parla certo del videogioco ma ancor di più degli anni 80′ e di tutto quello che rappresentano.

Il protagonista Henk Rogers (Taron Egerton) verrà catapultato in un mondo fatto di intrighi politici, comunismo, capitalismo, U.S.A, Giappone, Unione Sovietica e ovviamente grafica in pixel art.

Dovrebbe essere “una storia vera” ma il film è palesemente romanzato, e tutto sommato non mi è dispiaciuto.

Tetris diverte e intriga, riesce a raccontare una storia di certo romanzata, ma davvero accattivante.

È praticamente la fine del decennio degli anni 80′ e l’Unione Sovietica sta crollando, il comunismo sta morendo e le figure di spicco politico cercando di guadagnare quanto più possibile per salvare i propri interessi. Ma per il popolo le cose sono diverse, un programmatore di nome Alexey Pajitnov (Nikita Efremov) per divertirsi con gli amici inventa un gioco con i mezzi che ha. Molto grezzo, assembla caratteri in modo da sembrare dei blocchi ed è così che nasce Tetris. Ma in quella nazione non è possibile avere diritti di nulla, tutto va allo stato, il comunismo lo impone.

Entrano in gioco figure capitaliste americane, con un contratto e poche migliaia di dollari acquistano i diritti per distribuire il gioco in occidente.

Il film prende vita in questo momento, i diritti si diramano in così tanti campi da creare non pochi grattacapi. Henk prova ad ottenere i diritti per portare Tetris in Giappone, arrivando a presentarsi senza appuntamento alla sede principale di Nintendo.

L’avventura del film sarà proprio questa, girare per il mondo cercando di ottenere questi diritti che si verrà poi a sapere non essere del tutto nelle mani di chi si pensava.

Il rapporto tra Hank e i vari protagonisti è sicuramente buono, le comparse saranno estremamente marginali e non verranno caratterizzati a dovere nessuno dei personaggi presenti.

È un film carino, divertente, con delle sezioni davvero no-sense di azione che viene davvero impossibile accettare in un contesto reale. Le musiche sono azzeccate, è stato un piacere sentire “The Final Cantdown” degli Europe.

Sottovalutato secondo me, questo film merita di essere visto con il giusto criterio di valutazione.
Non vuole prendersi troppo sul serio, racconta una storia enfatizzando tutto e rendendolo surreale.
Poi mettici delle bellissime grafiche in pixel art qua e là ed ecco fuori un film gradevole, simpatico e molto interessante. Certo la scena dell’inseguimento in auto è sicuramente troppo…

A me comunque è piaciuto.